SECONDO RISORGIMENTO?

27.04.2019

Oggi è il 25 aprile e, riferendosi al 1945, il presidente Mattarella ha enfatizzato che "Contro interessate riscritture della Storia,occorre ribadire che la Resistenza e la Liberazione dal nazi-fascismo rappresentano per l'Italia un nuovo Risorgimento".

Mi viene fatto di osservare che le "interessate riscritture della Storia" sono un'inveterata abitudine dei vincitori, di qualsiasi luogo ed epoca. E, prima di passare alla Resistenza, vorrei mettere l'accento proprio sul Risorgimento, sulle cui reali motivazioni e metodi attuativi esistono vaste e documentate rivisitazioni. Quella che i vincitori, in primis il Regno di Sardegna (Sardegna e Piemonte), vantano come un "intervento umanitario e liberatorio" delle loro truppe, coadiuvate dal genio militare di Garibaldi, nel Regno delle Due Sicilie, descritto come retrogrado e vessato dall'oppressione borbonica, fu in realtà null'altro che un'interessata guerra di conquista e di spoliazione, perpetrata attraverso metodi spietati e sanguinosi, inclusi stupri e rapine da parte della bassa truppa. 

Mappa pre-unitaria dell'Italia

Non si trattò dunque di una "Liberazione", ma di una brutale annessione territoriale, attuata manu militari, col successivo "esproprio, da parte delle banche tosco-piemontesi e affaristi del Nord, delle banche del Sud, vale a dire dello scheletro creditizio dell'economia meridionale e, tra l'altro, del primo capitalismo italiano, che vide in Napoli l'unica metropoli nella penisola a cavallo tra Settecento e Ottocento. Colonialismo, perciò, non in terre selvagge, ma di conquista su terre competitive con il Nord; un Nord dove spesso la condizione contadina era peggiore." Un'invasione attuata senza dichiarazione di guerra e quindi illegittima, che incontrò un'eroica Resistenza ante litteram, derubricata a "brigantaggio" dagli invasori. Non mancò neppure il lato colonialista, ossia le mire sulle miniere di zolfo siciliane, che facevano gola all'Inghilterra, alleato occulto dei piemontesi.

Dall'incrocio dei censimenti attuati dai Savoia nel 1861 e 1871 con i dati anagrafici borbonici emerge in tutta la freddezza delle cifre che la conquista del Sud può definirsi un vero "genocidio, con la scomparsa di centinaia di migliaia di abitanti: rastrellamenti di interi paesi, poi rasi al suolo, saccheggiate le case, bruciati vivi i superstiti, marce forzate, stupri, fucilazioni a tappeto".

Se poi volgiamo lo sguardo all'annessione del Lombardo-Veneto, certamente non fu altrettanto cruenta, ma fu parimenti attuata una sistematica violazioni del diritto internazionale, con il palleggiamento di questo ampio territorio tra Francia, Austria e, beneficiario ultimo, il nuovo Regno d'Italia, cui fu "trasmessa" la Lombardia senza plebiscito, e con un plebiscito-truffa il Veneto. A tanto si ridusse il tanto lodato Risorgimento: sopraffazione armata al Sud ed elezioni bulgare al Nord.

Due esempi di pubblicazioni sui reali metodi seguiti per giungere all'unità d'Italia

Il presidente Mattarella, quindi, non poteva fare accostamento più inopportuno ed infelice, in quanto egli intendeva esaltare la Liberazione come Secondo Risorgimento, dando per acquisito che il Primo fosse stato degno delle massime e acritiche lodi. Ma c'è di più. È pur vero che l'Italia fu occupata dai nazisti. Ma ciò non sarebbe accaduto se l'Italia, viste le cattive sorti della guerra, non avesse scelto la via più breve e ingloriosa per uscirne, siglando un armistizio col nemico, illudendosi che fosse anche la via più indolore. E scatenando la rabbiosa reazione dell'alleato, divenuto di colpo il nuovo nemico, almeno per quanti scelsero, nelle tumultuose giornate che seguirono l'8 settembre 1943, di cambiare cavallo. Coloro che decisero, in coscienza, di non cambiarlo, i "repubblichini", continuarono a combattere indossando la divisa ed esponendosi apertamente alle imboscate. A conflitto terminato, i primi ebbero gli onori della Resistenza; i secondi dovettero attraversare un annoso calvario, in una nazione divisa tra sedicenti vincitori e vinti. Onori ai primi e ritorsioni ai secondi. Ho vissuto tutti quegli anni, pur da ragazzo; ma so bene cosa dovettero passare i miei famigliari che scelsero di non cambiare cavallo; come pure di quanti presero la decisione opposta, dandosi alla macchia, col rischio della fucilazione come disertori e traditori. 

8 settembre 1943: il primo giorno della confusione, bellica e politica

Mi sono astenuto, in questo mio breve resoconto delle tragiche vicende belliche, da alcun giudizio di merito sul passato regime. Anche perché, qualora l'avessi fatto in positivo, sarei incorso in un reato, secondo una recente legge. Voglio invece far notare come coloro che sono passati alla storia come liberatori, in particolare le truppe americane, un po' sullo stile dei piemontesi nell'800, dapprima bombardarono senza tregua le nostre città, seminando morte e distruzione (e si vide in seguito cosa si spinsero a fare in Giappone), e poi addossarono buona parte delle loro spese di guerra sulle spalle di una nazione già piegata da anni di conflitto, come l'Italia, mediante l'emissione abnorme di false lire (le AM-Lire) e di falsi dollari, stampati negli USA e imposti agli italiani manu militari, innescando un'inflazione galoppante e quindi un tracollo del potere d'acquisto della lira, che si protrasse fino agli anni '50. A guerra conclusa, l'Italia divenne, de facto, una sorta di protettorato americano: il prezzo di una vittoria assistita. E non ha più cessato di esserlo, quasi certamente anche in virtù di clausole segrete incluse nel trattato di pace. Ultimamente, la sua sudditanza è ravvisabile attraverso la lente dei mercati finanziari, di prevalente matrice americana. Mercati che condizionano i nostri governi, le nostre leggi, quindi la nostra vita.

L'ibrida convivenza di lire autentiche contro AM-Lire e dollari col bollino giallo, imposti dagli americani in Italia dopo l'8 settembre 1943, portando al collasso la già fragile economia di guerra

Ora io mi chiedo se, dopo una guerra che abbiamo vinta e persa, secondo i punti di vista (ma il fatto che non si celebri una vittoria, come invece si fa per la Prima Grande Guerra, è abbastanza esplicito), sia il caso di celebrare ogni anno questo evento, suscitando inevitabili polemiche con chi non ci si ritrovi, come il ministro Salvini, che ha preferito dedicare la giornata ad una guerra più attuale: quella contro la mafia, che prospera letteralmente sulla pelle della nazione, con droga, estorsioni, omicidi, in un losco giro d'affari valutato in cento miliardi l'anno.

Certo, ogni Presidente della Repubblica, con l'accettare il prestigioso incarico, deve ostentare posizioni ortodosse, sia in casi come questo che quando fa riferimento alla Costituzione, della quale è primo garante. Ma anche lì, vien fatto spesso di pensare a quante grossolane violazioni della Costituzione ci siano, che però passano sotto silenzio, perché a violarle sono organismi neppur più nazionali, ma sovranazionali. Non starò a farne un elenco, avendolo già fatto a più riprese su queste stesse pagine, limitandomi qui alla violazione più carica di conseguenze sulla nostra vita economica, sociale, esistenziale: l'emissione di moneta (ancora una volta straniera, come l'euro) dal nulla, a costo zero e a interesse, da parte delle banche, centrale e soprattutto (al 92%) nazionali. Non viene violato un articolo secondario, ma addirittura l'art. 1, che definisce l'Italia una Repubblica democratica fondata sul lavoro. Sottinteso: il lavoro di tutti, e non della maggioranza a beneficio di una élite, cui è concesso il privilegio di emettere moneta, fuori dei patri confini.

Che la Repubblica sia tuttora fondata sul lavoro e la sovranità appartenga al popolo è oggi lecito avanzare seri dubbi

Su questa flagrante, invasiva violazione, silenzio assoluto. Nel bel mezzo di continue giornate "della memoria", per questo o quell'evento. Tuttavia, nonostante le reiterate commemorazioni di un passato descritto e imposto come verità assoluta da chi ha avuto la meglio grazie anche al decisivo intervento di truppe straniere, gli italiani non sembrano lasciarsene coinvolgere più di tanto, a giudicare dalla marcia nei sondaggi della Lega, sempre più attenta a quel Sud che il Nord conquistò 150 anni fa, condannandolo al declino. Meno attenta invece, forse per ragioni di opportunità, al problema monetario, che aveva invece affrontato in tempi non lontani. Il probabile showdown dopo le prossime elezioni.

Marco Giacinto

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